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Essere campionessa di atletica e non rinunciare alla maternità.

Essere campionessa di atletica e non rinunciare alla maternità.

C’è un grave errore da evitare: dirsi “Ok, ora mi sento bene”, evitando la seduta successiva di trattamento. L’osteopatia ed il dottor Lamarche non mi hanno mai abbandonato neppure quando in cui io e mio marito abbiamo deciso di avere un bambino. Trattamenti pre e post-parto mi hanno garantito di rientrare in gara dopo 9 mesi dalla nascita della piccola Nicol.

Campionessa nei 100 metri a ostacoli e nell’Eptathlon, ha gareggiato nelle file del Gruppo Sportivo Forestale dello Stato. Medaglia d’oro ai Campionati mondiali militari di Beirut nel 2001. Nel 2003 mette a segno alcuni dei suoi risultati migliori: ai Campionati di atletica assoluti indoor di Malles Venosta corre i 100m a ostacoli in 13’33” (con vento a favore +1) e i 60m a ostacoli indoor in 8’34” a Modena. È mamma felice di Nicol e Amelie.

Ho iniziato la mia carriera di atleta a 16 anni e l’ho terminata dopo due gravidanze a 33 anni: mi sento quindi di dire che i circa vent’anni di attività agonistica mi hanno dato molta esperienza su come si può gestire il proprio corpo, gli infortuni e i recuperi. Per arrivare a buoni livelli un atleta deve allenarsi non solo bene e tanto ma anche in maniera costante. La costanza nell’allenamento è la chiave del miglioramento. Ma come si riesce ad essere sempre perfetti durante una preparazione? Il cocktail perfetto è: essere coscienti di quello che si vuole raggiungere, allenarsi ascoltando il proprio corpo, alimentarsi bene, riposare ed essere seguiti nel recupero da figure come osteopati e massaggiatori. Nei primi anni di attività non conoscevo la figura dell’osteopata e mi affidavo a fisioterapisti che in modo molto professionale lavoravano su di me mediante macchinari, onde, ultrasuoni, laser e altri strumenti simili. Da quando nel ‘98 ho conosciuto Jacques Lamarche e quindi l’osteopatia non ho più avuto bisogno di richiedere cure esterne e invasive, ma è stato il mio corpo grazie a sedute osteopatiche regolari a riuscire a risolvere i disagi procurati dai pesanti allenamenti. L’anno 2003 è stato l’anno più bello ma anche il più faticoso della mia carriera. Gli allenamenti sono arrivati a quota 11 settimanali , cioè quasi tutti i giorni mi allenavo due volte. In quel momento l’osteopatia è stata veramente utile perché mi ha dato la possibilità di “resistere” e di autoguarire. L’azione dell’ostacolo, nella mia disciplina sportiva, è prettamente asimmetrica perché è necessario “attaccare” l’ostacolo sempre con la stessa gamba; ogni passaggio procura a tutto il corpo un impatto molto forte con il terreno e soprattutto sollecita le articolazioni di piedi e schiena. La preparazione è costruita molto sulla forza e non solo creata sulla pista, ma anche in palestra, in sala pesi. Molti sono gli errori che un atleta inesperto e non maturo può compiere e proprio per questo l’allenatore deve essere un professionista serio consigliando all’atleta che si sottopone ad un super-allenamento un buon osteopata per il recupero fisico. Tra gli errori più comuni ci sono, infatti, quello di caricare la schiena con pesi eccessivi, di allenarsi senza ascoltare i segnali del corpo, di considerare il defaticamento e le sedute di recupero come una perdita di tempo. Da quando ho preso coscienza del mio corpo -e ciò è avvenuto nel momento in cui il dottor Lamarche mi ha fatto ascoltare i segnali positivi e negativi inviati dal mio fisico – posso dire che di aver cominciato a ottenere ottimi risultati. L’osteopatia mi ha dato non solo un miglioramento dal punto di vista fisico come performance di gara , ma mi ha fatto anche crescere mentalmente come atleta e persona. Per riuscire ad ottenere questo bisogna essere costanti e crederci, come in tutte le cose della vita. Anche l’osteopatia è una pratica che non si deve seguire solo nel momento dell’infortunio, bensì è un trattamento che deve essere costante e regolare per poter dare i propri frutti. Infatti con le sedute di rieducazione osteopatica il risultato non lo si vede nelle prime 48 ore, ma arriva nei giorni seguenti quando il corpo si auto-ristabilizza facendoti avvertire buone sensazioni. Dopo una seduta osteopatica a volte uscivo dallo studio e mi sentivo volare, altre mi sembrava di camminare storta: ogni volta accadeva qualcosa di diverso e solo così ho cominciato a percepire il mio respiro, i miei piedi, i miei organi interni e il battito del mio cuore. Le sedute osteopatiche ormai per me erano diventate un momento di auto-ascolto e di auto-guarigione. C’è un grave errore da evitare: dirsi “ok, ora mi sento bene”, così da evitare la seduta successiva di trattamento. La costanza nel frequentare le sedute anche nel momento in cui il corpo sta bene è fondamentale per poter prevenire futuri crolli o stati di forma negativi, che sono dietro l’angolo quando viene a mancare quel momento di ascolto. L’osteopatia ed il dottor Lamarche non mi hanno mai abbandonato neppure nel momento in cui io e mio marito abbiamo deciso di avere un bambino. Trattamenti pre-parto e post-parto mi hanno garantito di rientrare in gara dopo appena 9 mesi dalla nascita della piccola Nicol. Nella mia situazione, l’osteopata mi ha aiutato, infatti, a ottenere un equilibrio non solo a livello delle ossa del bacino, ma soprattutto nella zona diaframmatica e viscerale dove avevo accumulato molte tensioni che avrebbero avuto ripercussioni future sulla muscolatura. E sono diventata mamma per la seconda volta, nel 2009, quando è nata la piccola Amelie.

Margherita Nicolussi

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