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Neuropatia del pudendo: dopo la diagnosi, un percorso che mi porterà a ritrovare me stesso.

50 anni una tappa importante nella vita di un uomo specialmente se ci arrivi in forma dal punto di vista fisico e psichico, e così è stato. Un passato ricco di successi imprenditoriali e di tanto sport: Sky runner, maratone, Ski alpinismo, trial e tanta montagna. Certo non ho risparmiato il mio fisico dagli sforzi ma posso assicurare che ha sempre risposto alla grande al bisogno che ho sempre avuto sin da bambino, quello di migliorare me stesso.

Giugno 2014. Sono impegnato nel “Trail del viandante” mancano 2 km all’arrivo: allungo. Nell’ultima discesa stacco il gruppo di amici, mi sto per involare verso il traguardo quando il ginocchio sinistro si blocca completamente. Non mi fermo. Carico tutto il peso del corpo a sinistra e arrivo alla fine ….la mia ultima gara!!

Luglio 2014. Ho la febbre alta. Mia moglie mi convince dopo 3 giorni ad andare in ospedale. Svengo davanti al medico, così mi ricoverano d’urgenza. Ho i valori del sangue sballati, mi dimettono dopo 6 giorni. La febbre è sparita ma non si è trovata la causa.

Settembre 2014: ho un dolore nel fondo-schiena solo mentre guido o quando sto seduto. Sembra un disturbo emorroidale. Il medico mi fa un operazione di legatura delle emorroidi. Intanto scopro per caso di avere un “ospite” nel mio intestino il Diphillobotrium latum (tenia del pesce) che mi devasta totalmente la mucosa intestinale e mi lascia una serie di conseguenze che mi accompagneranno per quasi 4 anni. Non male!!

Il dolore nel fondo-schiena aumenta, non riesco più a stare seduto. Mi sembra di avere il fuoco nel retto, non ne posso più dal mal di pancia, che sembra rifiuti qualsiasi genere di cibo.

Gennaio 2015: altra emorroide, altra legatura. Sempre peggio….Inizio una serie infinita di esami, vagando da un medico all’altro da un ospedale all’altro, senza trovare una risposta al mio dolore. Intanto la mia vita diventa un inferno. Non riesco a concentrarmi sul lavoro, niente sport, niente amici. Dimagrisco di 10kg. Non dormo e inizio a pensare che la mia vita sia finita. Non vedo più un futuro, anzi, nei momenti in cui il dolore è più intenso spero che qualcosa …accada perché questa sofferenza possa avere una fine.

Ho imparato sin da bambino grazie agli insegnamenti dei miei nonni, che nella vita non bisogna mai mollare mai perdere la speranza. Senza determinazione e resilienza non sarei riuscito ad affrontare la dura vita della transumanza sugli alpeggi nei mesi estivi. Non mollo!

Maggio 2015. Grazie ad un amico trovo un medico il quale al telefono, in base ai sintomi che gli descrivo, mi diagnostica una neuropatia al nervo pudendo!

Peccato che quando mi visita mi dice che il problema è causato da un prolasso del retto e da un infiammazione prostatica. Altro giro di medicinali di ogni genere e la situazione peggiora.

In internet cerco neuropatia del pudendo e sempre di più mi convinco che la diagnosi telefonica era quella giusta!

Mi sono detto allora che dovevo trovare qualcuno disposto ad ascoltarmi. Perché nel mio peregrinare tra i tanti medici che avevo incontrato, anche preparati, tutti avevano mostrato due grandi limiti: poca capacità di ascolto e poca visione olistica. Per un certo verso interessati solo al “pezzo della macchina” che secondo loro poteva essere rotto, senza guardare l’insieme della persona.

Quando trovo in internet l’indirizzo della dottoressa Malaguti e del dottor Lamarche, non lo so perché ma sento che qualcosa nella mia vita sta per cambiare.

Giugno 2015. E’ mia moglie Simonetta che prende l’appuntamento con i dottori. E’ seriamente preoccupata. Ha paura per me. Ed eccomi che il giorno dopo sono a Milano seduto davanti ai dottori. Guardo dritto negli occhi la dottoressa Malaguti poi il dottor Lamarche ed esordisco dicendo:

“Sono il presidente di un azienda con 800 collaboratori e non sono matto!” Si, perché del matto o depresso, ormai lo avevo preso troppe volte. Ogni volta che un medico non riusciva a capirci nulla!!

Per la prima volta dopo un anno trovo due persone che sono interessare al mio dolore, alla mia persona, non solo al “pezzo”, alla parte anatomica dove sento il dolore. Medici che finalmente mi fanno domande, che vogliono sapere, che scavano nel mio passato per arrivare con calma al mio presente!

Per la prima volta, sono uscito dalla studio senza una “etichetta” (emorroidi, prostatite) ma con un percorso che qualora lo avessi voluto, mi avrebbe portato ad ottenere una diagnosi certa e una terapia precisa. Ho abbracciato la dottoressa Malaguti e con le lacrime agli occhi ho capito che con loro ce l’avrei fatta.

Luglio 2015. Dopo aver fatto gli accertamenti ritenuti necessari i dottori mi confermano la diagnosi: neuropatia del nervo pudendo.

Iniziamo insieme un lungo percorso che piano piano mi porterà a ritrovare me stesso. Da subito le sedute di terapia con il dottor Lamarche, la riabilitazione con Laura e tanti, tanti esercizi a casa tutti i giorni anche due volte al giorno senza mollare mai.

La ripresa dell’attività fisica è stata una delle strategie vincenti. Una lotta tra momenti di dolori e sconforto, alternata alla gioia di piccoli passi avanti.

Settembre 2015. Solo pudendo. Certo, perché la pancia mica si era messa a tacere con un vermifugo. Sempre dolori e aria, aria e dolori ! Sono arrivati i nematodi e tutta una serie di sotto-vermetti che se non fosse per la caparbietà di andare sino in fondo da parte della dott.ssa Malaguti ed il lavoro straordinario della dott.ssa Sappia il mio intestino sarebbe ancora oggi un colabrodo.

Gennaio 2016. Qualsiasi runner sa bene che per percorrere la maratona in 3 ore e 30, basta un anno di sacrifici ed è fatta.

Per andare sotto le 3 ore servono alcune cose in più innanzitutto la voglia, poi la resilienza e la convinzione, infine la capacità nell’accettare che a volte per abbassare il tempo per una gara lo si può anche alzare! Ha funzionato così anche nel percorso che mi ha portato alla guarigione.

Nei primi sei mesi di terapia due terzi dei dolori se ne sono andati. Per l’ultimo terzo abbiamo lavorato sodo altri due anni, nei quali a volte si è anche tornati indietro ma non abbiamo mai mollato!

Gennaio 2019. Il Perché’ di questa testimonianza. Non è facile mettere a valore comune le proprie debolezze. Io lo faccio dopo avere percorso un cammino nel quale il dolore e la sofferenza mi hanno reso consapevole di quanto noi essere umani siamo fragili.

Un viaggio straordinario durante il quale ho provato a scavare un po’ in me stesso ed ho trovato una parte che non conoscevo. Forse la parte migliore. Cosi ho deciso di scrivere queste due righe nella speranza che possano essere utili a coloro che si saranno trovati sulla mia stessa strada.

Un grazie di cuore a Silvia, Jacques, Tiziana, Laura ed infine a mia moglie Simonetta.

Plinio VANINI, Presidente del gruppo Autotorino.

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