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Musicista e manager dei virtuosi della musica: capire e curare il corpo

Il lavoro di un artista è spesso ripetitivo, bisogna mantenere la stessa posizione per molto tempo e, cosa ancora più difficile, è sempre i viaggio, diviso tra aerei, treni, i bagagli da trasportare, un albergo diverso ogni sera, 250 giorni all’anno.

“Il lato segreto degli artisti”

Manager italo-canadese, agente di artisti di fama mondiale, mamma. Ironica, temperamento vulcanico, un’energia necessaria per accompagnare in giro per il mondo nomi del calibro di Lou Reed o Philip Glass, personalità geniali, spesso con un pizzico di follia. Un ruolo complesso e delicato quello dell’agente, che si svolge “dietro le quinte”, ma è fondamentale per il successo di un professionista.

Un manager deve capire in anticipo quando c’è qualcosa che non va, deve saper “leggere” i segni di una vita spesso sotto pressione. Il lato segreto degli artisti è anche questo: “Lavoro, studio e anche dolore fisico. Gli artisti fanno degli sforzi eccezionali, ma a differenza di uno sportivo la cui prestazione atletica è sotto gli occhi di tutti, un musicista mostra solo l’atto finale di un lungo percorso. E alle spalle, per arrivare ad alti livelli, c’è sempre un enorme sacrificio”, spiega Chantal Racine, che è anche personal manager di Giovanni Sollima, un artista che della fisicità e della tecnica ha fatto un marchio di autore.

E poi c’è il palcoscenico. Quanto pesa l’ansia da prestazione?

Spesso non si riesce a vedere, ma se il rapporto corpo-mente va in tilt il diaframma sale, non si respira, si irrigidiscono gli arti. Trovare la causa di tutto questo non è un’operazione facile. I medici sono troppo spesso frettolosi, puntano un dito sul corpo e prescrivono un farmaco. Ma non è così semplice. Se c’è una cosa che ho imparato dall’incontro con Lamarche e l’Osteopatia è la necessità di andare a fondo, di un esame che riguarda tutta la persona.

Per gli artisti di tutti i livelli, professionisti come Jacques Lamarche e Silvia Malaguti, che curano il movimento, le ossa e i muscoli, fanno la differenza. Sono un punto di riferimento perché ogni artista ha bisogno di quella che chiamo ‘manutenzione’, di essere assistito e non solo di qualcuno che di fronte al dolore prescriva un farmaco.

Questo vale anche nella sua esperienza personale?

Mi capitò durante il lavoro di restare improvvisamente bloccata per via del classico colpo della strega. Fui costretta ad andare in ospedale dove mi diedero un lungo elenco di medicinali da prendere, iniezioni e ulteriori esami. Fortuna che sapevo a chi rivolgermi. Bastò una sola seduta di Osteopatia per tornare a casa guidando la macchina. Posso anche dire, con tutta sincerità, che non ci sarà un nesso diretto, ma sono convinta che le cure osteopatiche di Jacques Lamarche siano state decisive per permettere al mio corpo di essere pronto alla gravidanza.

Quanto contano il corpo e le emozioni sopra e dietro il palcoscenico?

Sono tutto. Lo stress ha un impatto straordinario, a cui si aggiunge l’ansia di non essere pronti, di non piacere. Con un paradosso: per dare il meglio l’artista è costretto spesso a soffrire, ma se non sperimenta sensazioni positive non può dare il meglio di sé.

Chantal Racine

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