Dolore post-operatorio: la soluzione è la neurofisiologia

Le complicanze della chirurgia pelvica rappresentano un capitolo a parte del nostro approccio e anche nella storia di ogni paziente. Molti giungono nel nostro studio dopo aver tentato in diversi modi di trovare soluzione definitiva alle disfunzioni della pelvi di cui soffrono. In alcuni casi hanno fatto ricorso alla chirurgia come cura dell’endometriosi o della nevralgia del Pudendo.

In altri l’operazione è stata necessaria per interventi più o meno complessi che hanno interessato la parete addominale o la struttura pelvica: da un banale intervento su di una ernia inguinale o su di un varicocele a più delicati interventi di chirurgia pelvica nel caso di prolasso, di asportazione dell’utero, o dei tumori.

Spesso l’intervento non è stato pianificato con sufficiente attenzione: taluni soggetti, infatti, presentano una struttura biomeccanica e anatomica a rischio di neuropatia, tale che ogni modifica irreversibile può comportare conseguenze ancora più negative, che possono portare alla comparsa di dolore pelvico cronico. Non sono rari i casi di formazione di aderenze tra tessuti, lesioni agli organi interni – intestino, ureteri, vescica -, infiammazioni, infezioni, sanguinamenti, ascessi o fistole, restringimento anale, cicatrici e riapertura delle ferite, dolore post-operatorio.

Sono condizioni che influenzano direttamente o nel tempo la naturale attività dell’area pelvica e che possono far perdere la naturale elasticità alle fasce muscolari che sostengono, legano e controllano i movimenti degli organi pelvici. In questo caso la neurofisiologia, disciplina scientifica che nel caso della pelvi pondera attentamente la funzionalità complessiva, permette di leggere in anticipo rischi e conseguenze, ma soprattutto guida verso la causa originaria del dolore.

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