Medicina di genere: a che punto siamo?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la medicina di genere come lo studio dell’influenza delle differenze biolologiche (definite dal sesso di nascita), socio-economiche, culturali e sullo stato di salute e di malattia di ogni singola persona. Nonostante l’evidenza di differenze legate al sesso nella percezione e nella modulazione del dolore nell’uomo piuttosto che nella donna, molti studi non considerano ancora il genere biologico come una variabile rilevante dal punto di vista medico, in particolare in ambito farmacologico. Questo lascia perlomeno attoniti, anche perché a fronte di una medicina arroccata in una neutralità lontana dalla realtà scientifica, la società sta evolvendo verso una dimensione dell’identità di genere ancora più complessa e fluida. 

La denuncia che la medicina non sia una scienza neutra non è nuova: risale agli anni Settanta, dove per la prima volta si constata come lo sviluppo della medicina sia avvenuto attraverso studi condotti prettamente su uomini, con l’errato pregiudizio scientifico che il corpo della donna e quello dell’uomo differissero solo nell’apparato sessuale e procreativo. 

Gli unici farmaci davvero pensati per le donne sin dalla fase di progettazione sono quelli per la cura dei dolori mestruali, quelli che ruotano intorno all’esperienza della maternità, o per alcuni tipi di cancro, come il cancro al collo dell’utero o al seno. 

È disarmante.

Un numero sempre maggiore di studi scientifici ha rilevato che le differenze tra uomini e donne sono sia nei sintomi, sia nella progressione della malattia, nella risposta e negli eventi avversi associati ai trattamenti terapeutici, così come nell’accesso alle cure. 

L’Istituto Superiore di Sanità afferma che le donne si ammalano con più frequenza, consumano un maggior numero di farmaci e sono più soggette a reazioni avverse. A questi elementi si aggiunge il fatto di essere tuttora socialmente “svantaggiate” rispetto agli uomini in molti campi, dall’accesso al lavoro alla previdenza sociale. 

Medicina di genere e disturbi pelvici

La medicina di genere va controcorrente, perché vuole ridefinire i contorni della medicina valorizzando le differenze tra uomini e donne nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi. Ne abbiamo parlato approfonditamente nel postblog dedicato alla cura del dolore e medicina di genere. E se si parla di diversità tra uomini e donne, non c’è zona come quella pelvica che presenti differenze maggiori. Questo approccio medico diventa quindi essenziale per la salute del paziente. 

Ecco alcuni dei motivi principali:

  • Anatomia e fisiologia: uomini e donne hanno differenze anatomiche e fisiologiche significative nella pelvi. Queste differenze influenzano la presentazione, il decorso e il trattamento dei disturbi in quest’area.
  • Influenza degli ormoni: gli ormoni sessuali, come estrogeni e testosterone, svolgono un ruolo cruciale nella salute dell’area pelvica. Cambiamenti ormonali nelle donne, come quelli che avvengono durante il ciclo, la gravidanza, il parto, e la menopausa, possono influenzare notevolmente il rischio e la severità dei disturbi pelvici. Tenendo conto che una donna ha variazioni ormonali ogni mese, dovuti appunto al ciclo, è subito chiaro quanto sia fondamentale la medicina di genere per un approccio appropriato alla salute femminile. 
  • Condizioni specifiche di genere: alcune condizioni della pelvi sono specifiche o più comuni in un genere. Ad esempio, le donne sono più inclini a disturbi come il prolasso degli organi pelvici e l’incontinenza urinaria, mentre gli uomini possono avere problemi specifici legati alla prostata.
  • Impatto psicosociale e culturale: esistono anche fattori psicosociali e culturali che influenzano il modo di percepire e gestire i disturbi pelvici tra uomini e donne. Ad esempio, potrebbero esserci differenze nella disponibilità a cercare aiuto, nell’accesso alle cure, nelle aspettative e nelle esperienze relative al trattamento.
  • Approcci di trattamento personalizzati: riconoscere le differenze di genere nei disturbi della zona pelvica può aiutare a sviluppare strategie di trattamento personalizzate. Ciò può includere interventi chirurgici adattati, terapie fisiche mirate, e approcci di gestione del dolore specifici per genere.
  • Ricerca e sviluppo di farmaci: le differenze di genere possono influenzare la risposta ai farmaci e agli altri trattamenti. La ricerca che tiene conto del genere può portare allo sviluppo di farmaci e terapie più efficaci per i disturbi pelvici.
  • Prevenzione e educazione: una maggiore consapevolezza delle differenze di genere nei disturbi della pelvi può aiutare nella prevenzione e nell’educazione, assicurando che uomini e donne ricevano informazioni pertinenti alla loro salute.

Secondo il nostro concetto di salute, l’erogazione di cure appropriate presuppone la “centralità del paziente” e la “personalizzazione delle terapie” considerando, nella valutazione delle patologie e nella loro gestione, oltre al sesso biologico anche parametri quali identità di genere, età, etnia, livello culturale, confessione religiosa, orientamento sessuale, condizioni sociali ed economiche. La medicina di genere fornisce un quadro essenziale per comprendere, diagnosticare e trattare efficacemente i disturbi dell’area pelvica, tenendo conto delle differenze anatomiche, fisiologiche, ormonali, psicosociali e culturali tra i generi. Questo approccio consente di migliorare la qualità della cura e rendere più efficace il percorso terapeutico.

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