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Prolasso Rettale

Prolasso Rettale

Dietro all’indebolimento del pavimento pelvico, si nascondono le insidie delle disfunzioni pelviche

"Il prolasso rettale è la discesa o la fuoriuscita di una parte più o meno importante della mucosa dell’intestino retto dallo sfintere anale.
Questa “dislocazione anatomica” è un tipico esempio della disfunzione che colpisce più in generale l'area pelvica: è provocata dal rilassamento o dal cedimento delle strutture del pavimento pelvico, muscoli, nervi, legamenti.
Spesso dovuta a problemi funzionali come la stipsi cronica, i parti, i vizi posturali o problemi neurologici come la neuropatia.
Chi soffre di prolasso va incontro al bisogno ripetuto di evacuare e alla difficoltà di evacuazione, a secrezioni mucose, irritazione, bruciore e prurito.

Le donne hanno un rischio 6 volte maggiore degli uomini di andare incontro al prolasso rettale dopo i cinquant'anni di età e se hanno partorito più figli hanno una maggiore probabilità di prolasso rettale.
 
Molte condizioni predispongono o favoriscono lo sviluppo del prolasso rettale:

• stipsi, stitichezza e sforzi prolungati e intensi fatti per evacuare
• parti vaginali ripetuti
• indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico con l’avanzare dell'età
• neuropatia del pudendo da stiramento (come nel perineo discendente)
• malattie neurologiche del midollo spinale, delle radici sacrali, miopatie
• predisposizione genetica alla eccessiva lassità legamentosa
• predisposizioni costituzionali
• cause posturali
• esiti di chirurgia pelvica
• emorroidi in stadio avanzato
• disbiosi intestinale

Spesso il prolasso si associa ad altre disfunzioni pelviche, come il prolasso vaginale e nel 75% dei casi l’incontinenza urinaria da sforzo. 
 
I sintomi del prolasso sono:

• Difficoltà e dolore nell'evacuazione.
• Sensazione di incompleta svuotamento rettale.
• Senso di peso anale e perineale, che peggiora dopo l’evacuazione o a fine giornata o dopo essere la stazione eretta prolungata.
• Necessità di scaricarsi più volte, ma in scarsa quantità di feci.
• Necessità di spingere in modo prolungato e intenso (ponzamento) per defecare.
• Necessità di compiere manovre per completare manualmente l’evacuazione.
• Tenesmo rettale, cioè stimolo ad evacuare in assenza di feci in ampolla rettale. 
• Prurito anale e perineale.
• Dolore addominale e all’osso sacro.
• Difficoltà a mantenere la posizione seduta a lungo.
• Dolore e difficoltà durante l’attività fisica e la corsa.
• Sanguinamento durante l’evacuazione, perdita di muco, ano umido.
• Incapacità o difficoltà a trattenere i gas e le feci fino all' incontinenza anale 
• Stipsi cronica.
• Incontinenza urinaria. 
• Sintomi legati a prolassi genitali e vescicali (cistocele).

La decisione terapeutica, cioè la scelta di trattare in modo conservativo oppure chirurgico, dipende dalla causa che lo ha determinato, dalla gravità del prolasso, dall’età del paziente e dalla presenza di malattie associate e controindicazioni. 

La sola sporgenza dal canale anale di mucosa rettale rende evidente la presenza del prolasso, ma non basta per identificare le cause: è necessario una analisi approfondita dei fattori responsabili del cedimento o indebolimento delle strutture muscolari e nervose del pavimento pelvico.
La diagnosi per esempio di neuropatia del pudendo, una malattia neurologica o un disturbo della biomeccanica della pelvi legata a vizi posturali, è essenziale per capire quale terapia intraprendere.
Esistono infatti casi nei quali la soluzione può essere conservativa attuando una correzione dei fattori predisponenti e adottando misure correttive dello stile di vita e dell’alimentazione.
Il metodo Malaguti Lamarche nato dall’unione delle competenze scientifiche di biomeccanica e neurofisiologia per offrire una diagnosi completa sulle cause del prolasso e una presa in carico a 360° della paziente.
Nel caso di un prolasso rettale che può essere trattato in modo conservativo o qunado esistono controindicazioni al trattamento chirurgico, è possibile instaurare una terapia personalizzata, preventiva, curativa e rieducativa pelvi-perineale, per restituire la piena qualità di vita del paziente. 

Negli stadi più avanzati, laddove la prevenzione non è più attuabile, resta la correzione chirurgica. 

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